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50 galerie Vivienne
75002 Paris

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50 Galerie Vivienne
Paris, IDF, 75002
France

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Après des études en histoire de l'art, il se prend de passion pour les techniques des maîtres anciens et leur pratique. Trouvant son inspiration sur les marchés au puces, il collectionne les tableaux de petits maîtres oubliés et souvent en piteux état, Blase décide de se les réapproprier afin de mieux les secourir, leur insufflant un sens nouveau et résolument moderne.
Une idée l'amuse : dans quelques décennies, des historiens du dimanche trouveront sans doute des théories fumeuses pour tenter d'expliquer ses tableaux...

Italiano Vice Intervista

A noi di VICE i tuoi quadri son piaciuti, parlaci di te

Grazie innanzitutto di esservi interessati alle mie cavolate. Sarà stampata sta intervista? Manderò l'articolo a mia madre. Dunque, ho 33 anni, abito a Parigi trucco quadri e fra un po' la paghero' per questo.

Nei tuoi quadri ci sono spesso dei riferimenti alla droga, di cosa ti fai?

Ciao mamma ! Ma certo ho sempre con me dei chewing-gums à l’ayahuasca e dei buoni indirizzi per beccare del crack fresco di fattoria.

Trucchi dei quadri antichi, spesso dei ritratti. Non è un po' una mancanza di rispetto verso gli antenati, il patrimonio francese e tutto il resto?

Dimentichi un dettaglio: se questi quadri mi son finiti tra le mani é proprio perché nessuno li voleva. Sottointeso: a chi non importa niente del patrimonio, delle sue origini, non sono per forza io. Per farla breve: i miei genitori erano rigattieri. La maggior parte delle persone da cui compravano, avevano appena ereditato. Liquidavano la casa dei loro genitori e tutto ciò che si trovava all'interno senza nemmeno prendersi la briga di fare una cernita.

E' brutto da dire, ma la gente preferisce la grana ai ricordi...

Per cui ci ritrovavamo con delle cassettiere piene di foto di famiglia. Da ragazzino, non mi sembrava il massimo che queste foto finissero in una discarica. Sarebbe stato come buttare via una persona! Allora ho cominciato questa strana collezione, per cui ho sempre diverse scatole di scarpe riempite con foto di gente che neanche conosco. Con i quadri che recupero e trucco, è un po' la stessa filosofia. Rifiuto questa finalità, questa seconda morte. E li rimetto nel circuito.

Per quanto riguarda il patrimonio culturale francese, voglio solo ricordare che per più di un secolo, a colpi di container, abbiamo venduto a voi Americani il nostro patrimonio...e non ne è fregato niente a nessuno! Ora che abbiamo dilapidato tutta la nostra arte decorativa, vendiamo i nostri castelli ai Qatarini et ai Cinesi.

La Francia è diventata una sorta di scheletro a cui sono stati tolti i denti d'oro. Ok lo so esagero un po'...

Dopo la tua prima esposizione hai avuto delle scocciature. Perché e di che si tratta?

Per prima cosa, ho avuto contro un'associazione a difesa dei diritti omosessuali per il quadro di Lyautey e il suo bel paio di palle. Se non ho ancora avuto i parroci alle calcagna per la mia suora che prega davanti ad un fallo, è un miracolo. Ah si dimenticavo, abbiamo anche dovuto togliere durante la mostra, il quadro della piccola moudjahidine che va a scuola con la cintura carica di esplosivo...il mio gallerista non voleva avere una fatwa sul suo conto...

"C'è chi se la fa addosso, io la faccio e basta" è tua questa frase?

E non ne sono poco fiero...

Insomma, sei veramente in cerca di grane?

É la nostra epoca che vuole ciò. Ogni cosa é diventata fonte di separazione, la confusione tra scurrilità e volgarità non è mai stata così sfumata nella mentalità della gente. Il politicamente corretto è direttamente legato alla nostra società dei consumi e questo ha innescato in conseguenza dell' estremismo paranoico.

Per me la scurrilità è l'ultimo spazio di libertà un po' sincera che resta alla nostra portata. A ciascuno il suo... Per te, per esempio, il tuo spazio di libertà è il tuo berretto da camionista e la tua camicia da boscaiolo, grazie a questo tuo abbigliamento rivendichi fieramente di essere un grandissimo cazzone, ma in fondo lo sono anch'io.

OK…

Ti dicono spesso che copi Banksy, o che ciò che fai è già stato fatto?

Mi piace molto Banksy, ha avuto il merito di aver tolto delle barriere in molte cose, e questo é buono. A proposito di ciò che è già stato fatto o no, senza alcun giudizio di valore ovviamente: nella storia del giornalismo, tutte le domande idiote sono già state poste, tuttavia ciò non ti impedisce di farmene in questo stesso momento. [Risate]

Ho iniziato a truccare quadri nell'anonimato, senza firmarli. Era divertente, e poi bisognava pur pagare l'affitto a fine mese. Non ho avuto una formazione da restauratore propriamente detto, ma ho avuto la fortuna di incontrare un vecchio lupo di mare che mi ha mostrato le basi del mestiere. Mi sono messo a comprare dei quadri mezzi distrutti, a pezzi, in modo compulsivo...non guardavo nemmeno il soggetto, ma li prendevo per il loro stato patologico. Ovviamente, dopo un po' mi sono trovato con un ammasso di quadri da schifo tra le mani. Ho cominciato ad arricchirli con cose diverse. Niente di illegale ovviamente, ma neanche molto politicamente corretto. E ha cominciato a funzionare...

Fino al giorno in cui un gallerista mi ha proposto di esporre il mio lavoro, a patto di metterci la mia firma. 

E come procedi? Vedi un quadro e ti dici:  “Toh, su questo ci faccio sta roba qua”? 

Bisogna effettivamente imbattersi in un soggetto che dia l'ispirazione. A dirti il vero, non so perché un'immagine funzioni più di altre, ci sono talmente tanti fattori che entrano in gioco..é il momento dell'intervista in cui per sembrare serio dovrei citare Derrida, la French Theory ecc.. ma lasciamo questo ad altri... Per quanto mi riguarda, direi semplicemente che se di fronte ad un quadro riesci a dirti " si regge in piedi", vuol dire che funziona.

Pensa, qualche tempo fa ho fatto un sogno un po strano nel quale Daniel Arasse (ndr : storico d'arte) tornava dall'oltretomba per darmi un calcio nel sedere trattandomi da deficiente,  e poi finivamo a sbronzarci in una trattoria a Lione...valli a capire i sogni

Quindi il punto essenziale è che il quadro ti piaccia ?

Si, però non funziona con tutti i quadri, bisogna giostrarsi tra i contratttempi della pittura senza che si veda. Trovare il buon angolo d'attacco, la frecciatina che c'azzecca...il piccolo dettaglio che cambierà radicalmente il senso del quadro, questa é la parte difficile.

Prendi ad esempio il mio cadavere che galleggia, di Helbut Ferdinand: in origine al posto del morto c'era un cigno. Con questo corpo che galleggia in primo piano, ma volontariamente discreto, il quadro passa da una scena di genere Napoleone III molto “cul-cul la praline” a un quadro tragico e inatteso. Senza voler stabilire delle parentele, c'è un artista italiano, Maurizio Cattelan, che trovo bravissimo.

Lui gioca principalmente su un effetto retorico, che consiste nel manipolare la nostra sensazione di fronte a qualcosa che ha l'aria normale, credibile, fino al momento in cui il cervello percepisce che c'è qualcosa che non torna. La messinscena diventa importante per ottenere questo effetto. Non dura molto, ma è geniale vedere la reazione della gente che, persa, cerca uno sguardo, un sostegno, vuole avere la conferma che è stata presa in giro, un po' come quando si esce  dall'urna in una domenica di elezioni.

Compra uno dei miei quadri, appendilo a casa tua insieme al resto e vedrai... In fin dei conti, trovo che cercare di guadagnarsi da vivere facendo divertire i propri amici sia uno stile di vita molto elegante. E' per questo che credo nel mio lavoro.

Sei un comico della pittura, una specie di Jimmy Fallon in erba ?

Non proprio. Non ho mai trovato molto divertente l'umorismo. Per esempio tu ti spacci per un giornalista che lavora per VICE quando invece sei un cavolo di registratore al quale dètto questa falsa intervista.

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